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Sinistri Stradali – Illegittimità della Clausola di “Conciliazione Paritetica”

Contratti RC auto – Illegittima la Clausola di “CONCILIAZIONE PARITETICA”

Infortunistica Moroni si occupa di risarcimento danni da sinistri stradali.  Riportiamo una notizia di AGCOM – L’autorità Garante della concorrenza e del Mercato ritiene illegittima la clausola di “Conciliazione Paritetica” inserita da ALLIANZ nelle Polizze RC Auto.

Cosa indica la clausola di conciliazione paritetica

Le polizze di Responsabilità Civile Automobilistica (RCA) della compagnia Allianz contengono una condizione aggiuntiva denominata: “Accordo per la risoluzione delle controversie mediante ricorso alla procedura di conciliazione paritetica” ove è previsto che:

“Per i sinistri gestiti con la procedura di risarcimento diretto l’assicurato si impegna a non affidare la gestione del danno a soggetti terzi che operino professionalmente nel campo del patrocinio (ad es. Avvocati / patrocinatori legali e simili) ma ricorrere preliminarmente alla procedura di conciliazione paritetica se l’ammontare del danno non supera i 15.000 euro.
In cambio di tale obbligo l’impresa opera uno sconto del 3,5% sul premio annuo netto rca; per contro se l’assicurato viola il predetto impegno l’impresa applica una penale di 500,00 euro da detrarsi sulla somma da risarcire.

Tale clausola ricalca l’accordo intercorso tra l’Ania e le associazioni di consumatori, sol che tale accordo non è in alcun modo previsto che il consumatore non possa essere assistito da un legale o un patrocinatore legale e neppure prevede delle penali.

La dichiarazione di illegittimità

Il Giudice di Pace di Catania, (l’ultimo in ordine di tempo) occupandosi della materia ha dichiarato l’illegittimità di tale clausola per le seguenti ragioni:
Va innanzitutto puntualizzato che il rapporto tra danneggiato e danneggiante, anche nell’ipotesi dell’art. 149 C.d.A. non muta la propria natura per assumere quella contrattuale. In proposito la Cassazione con ordinanza del 5928 del 2012 ha ribadito che “l’azione diretta di cui al D.lgs n. 209 del 2005, art. 149 non origina dal contratto assicurativo, ma dalla legge, che la ricollega al verificarsi del sinistro a certe condizioni assumendo l’esistenza del contratto assicurativo solo come presupposto legittimante, sicché la posizione del danneggiato non cessa di essere originata dall’illecito e di trovare giustificazione in esso, assumendo la posizione contrattuale del medesimo verso la propria assicurazione soltanto la funzione di sostituire l’assicurazione del danneggiato a quella del responsabile nel rispondere della pretesa risarcitoria. Sicchè la posizione del danneggiato resta quella di chi ha subito un illecito civile”

Ne deriva che, traendo origine dall’illecito e non dal rapporto contrattuale, il danneggiato può richiedere il risarcimento anche alla compagnia danneggiante ed in tal caso non si pone alcun problema, né di assistenza, né di ricorso preventivo obbligatorio alla “Conciliazione Paritetica”.

Alla luce di quanto esposto, la clausola contestata non ha ragione di esistere all’interno del contratto di assicurazione RC auto predisposto da Allianz, poiché, nel casso di specie, l’assicurazione agisce quale mandataria della compagnia assicurativa del responsabile civile, risarcendo il proprio assicurato per conto di altra impresa, sicché non trovano giustificazione le limitazioni che tendono a trasformare illegittimamente un rapporto di natura extracontrattuale, in un rapporto contrattuale, all’interno del quale si ritiene di giustificare la prevista clausola penale.

Con riferimento al divieto contenuto nella clausola di incaricare “avvocati/procuratori legali e simili” si rileva la nullità di tale accordo per manifesta violazione dell’art 24 della Costituzione, il quale ritiene la difesa un diritto inviolabile. Inoltre l’asistenza di un avvocato e simili nella speciale procedura stragiudiziale in materia di RC auto, obbligatoria per legge, è espressamente ritenuta dalla Cassazione “necessitata e giustificata in funzione dell’attività dell’esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento (Cass. Civ. 21.1.2010 n. 997)

Inoltre con riferimento al codice del consumo (D.lgs 206 del 2005) si presumono vessatorie le clausole che tendono ad “escludere o limitare le azione o i diritti del consumatore del consumatore nei confronti dell’altra parte.

Dopo molteplici sentenze dello stesso tenore anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ritenuto vessatoria tale clausola.

Danno Esistenziale

Danno Esistenziale – Risarcibilità!

Più volte ci è stato chiesto un parere circa la risarcibilità del danno esistenziale.

Poiché l’argomento riveste carattere generale, pubblichiamo sul nostro sito l’evoluzione giurisprudenziale in materia di Danno Esistenziale.

La Corte di Cassazione al riguardo, con la nota sentenza n. 22585 del 3 ottobre 2013 evolve il proprio pensiero rispetto alle sentenze dell’11/11/2008 che avevano ricondotto la risarcibilità del danno alla persona ad un unica voce, quella di danno non patrimoniale.

Con la sentenza in commento la Suprema Corte mostra di recepire una diversa prospettazione del danno alla persona restituendo autonomia e dignità concettuale alle tre voci di danno:

  1. biologico, inteso come compromissione della salute psico-fisica dell’individuo, medicalmente accertabile;
  2. morale, inteso come sofferenza interiore,
  3. esistenziale, inteso come possibile danno dinamico – relazionale, ossia come   “compromissione delle normali potenzialità di esplicazione e realizzazione della personalità del danneggiato, tanto in ambito familiare (ivi compreso il diritto all’esplicazione della sessualità irrimediabilmente compromesso) quanto in ambito professionale e di relazione con soggetti terzi”.

Per quanto attiene, in particolare, alla risarcibilità del danno c.d. esistenziale, la Corte fornisce una rilettura delle sentenze del 2008. affermando “la risarcibilità di tutte quelle situazioni soggettive costituzionalmente tutelate e inviolabili, diverse dal diritto alla salute, comunque lese dalla condotta del danneggiante oltre quella soglia di tollerabilità indotta dalle più elementari regole di civile convivenza”.

 

La ritrovata autonomia delle tre categorie di danno, quindi, fornisce lo strumento giuridico per dare rilievo anche in termini economici a due autentici momenti essenziali della sofferenza dell’individuo: il dolore interiore e la significativa alterazione della vita quotidiana.

Danni diversi, quindi, e per ciò solo, autonomamente risarcibili, a condizione che di essi se ne dia rigorosa prova, in riferimento al singolo caso specifico.

Lesioni Personali Gravi

Lesioni Personali Gravi

Risarcimento danni da incidente stradale

Risarcibilità del Danno non patrimoniale anche ai prossimi congiunti

La questione esaminata e decisa dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 6096/2015 riguarda la possibilità per i familiari di un soggetto che ha subito gravi lesioni personali, a causa di un fatto illecito costituente reato, di ottenere, per tale evento, il risarcimento dei danni iure proprio.

Il caso è quello di A.D., che, ferito gravemente da un colpo di arma da fuoco esploso nel corso di una operazione di pubblica sicurezza, cita in giudizio il feritore e il Ministero dell’Interno per il risarcimento dei danni patiti; nell’ambito del medesimo procedimento si costituiscono anche la madre ed il fratello, che avanzano richieste risarcitorie per i danni subiti in conseguenza delle gravi lesioni riportate dal proprio familiare.

In primo grado il tribunale condanna i convenuti al risarcimento dei danni in favore di tutti e tre gli attori, la Corte di Appello invece, in riforma della sentenza di primo grado, esclude il risarcimento in favore della madre e del fratello dell’attore.

In particolare, riguardo alla posizione dei familiari del soggetto leso, la Corte nega loro il risarcimento a titolo di danno morale, con la motivazione che “il danno risarcibile “iure proprio” ai prossimi congiunti è legato all’evento morte, mentre, nella fattispecie in esame, pur nella gravità delle lesioni patite dalla vittima, e quindi delle sue sofferenze, non è ravvisabile spazio alcuno per il riconoscimento del danno personale da sofferenza psichica dei congiunti.”

La Corte di Cassazione, investita della questione a seguito del ricorso dei familiari, capovolge la sentenza della corte territoriale sul punto e, richiamando precedenti pronunce, riconosce anche ai prossimi congiunti di persona che abbia subito lesioni personali a causa di fatto illecito costituente reato la possibilità di conseguire “il risarcimento del danno non patrimoniale concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima, non essendo ostativo il disposto dell’art. 1223 c.c., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso, con conseguente legittimazione del congiunto ad agire “iure proprio” contro il responsabile” (Cass. n. 20667/2010; cfr. Cass. n. 7844/2011), ferma restando la necessità di allegazione nell’atto introduttivo (Cass. n. 2228/2012) e con liquidazione da effettuare “in via equitativa, in forza di una valutazione complessiva, potendosi ricorrere a presunzioni sulla base di elementi oggettivi, forniti dal danneggiato, quali le abitudini di vita, la consistenza del nucleo familiare e la compromissione delle esigenze familiari” (Cass. n. 20667/2010; cfr. anche Cass. n. 22909/2012).

 

Malasanità

Caso di Malasanità con morte del paziente

Il caso di malasanità del sig. Rossi (nome di fantasia) di anni 79 fu ricoverato presso il reparto di Chirurgia di un noto Ospedale di Milano per subocclusione intestinale in laparocele. Venne operato in laparoplastica e dimesso con prescrizione di controllo ambulatoriale.

Al controllo ambulatoriale, dopo l’asportazione di un punto di sutura si verificò una abbondante fuoriuscita di materiale maleodorante, definito fecaloide dal chirurgo.

Nonostante la gravità del caso il paziente fu lasciato su un letto volante senza cure per oltre 9 ore prima di sottoporlo ad intervento chirurgico di laparatomia esplorativa.

Seguirono altri interventi nel volgere di mese fino a che il paziente decedette per shock settico, causato dalla persistente presenza di feci nell’organismo.

Il caso di Malasanità è palese.

L’analisi dei decorsi operatori evidenziano plurime condotte colpose sia commissive sia omissive senza le quali il paziente sarebbe con ogni probabilità sopravvissuto.

La figlia del sig.Rossi si rivolse alla Infortunistica Moroni per un parere. Noi sottoponemmo tutta la documentazione al nostro medico legale e poi ad uno specialista internista i quali non ebbero dubbi sul caso di malasanità.

A quel punto scriviamo all’ospedale chiedendo il risarcimento del danno, In prima battuta l’ospedale nega ogni responsabilità ma poi in sede di mediazione riconosce la propria responsabilità, così da pervenire ad un accordo risarcitorio molto soddisfacente per gli eredi del sig. Rossi che hanno visto riconosciuto l’errore dei sanitari e ripagato, per quanto possibile, il loro dolore e le sofferenze del loro congiunto.

Tutto ciò è stato reso possibile dalla professionalità di Infortunistica Moroni e dei propri consulenti medici.

Milano 5 aprile 2016